Home Perchè investire nel sociale

Perchè investire nel sociale

La diversa velocità di crescita economica delle regioni europee sta generando, come effetto correlato, l’aumento delle disparità tra territori che partono da condizioni di sviluppo consolidato e si evolvono ed aree che si adoperano per recuperare i differenziali.

I territori in ritardo di sviluppo, pur sottostando alle medesime regole previste per le aree in continua evoluzione, patiscono la permanenza di un generale ciclo vizioso che parte da PIL e reddito pro-capite più bassi rispetto alla media e si riflette in una minore disponibilità di gettito fiscale e quindi di spesa pubblica. La scala delle priorità di impiego delle disponibilità, non sempre esposta con chiarezza dai livelli politici ed amministrativi, vede un set di interventi, riconducibili all’ampia categoria della spesa sociale, strutturalmente sotto pressione. Spesa sociale che viene identificata, in senso lato, con il termine welfare oggetto di diversa interpretazione sia dal punto di vista concettuale che in base al contesto nel quale viene impiegato. “Welfare” sta infatti ad indicare “financial and other assistance given to people in need”, mentre con  welfare work si intendono “plans or work to better the social or economic conditions of various underprivileged groups”.

Il Trattato dell’Unione Europea, affronta in più punti questo delicato argomento, stabilendo all’ Articolo 151 che “l’Unione e gli Stati membri […] hanno come obiettivi […] il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che consenta la loro parificazione nel progresso, una protezione sociale adeguata, il dialogo sociale, lo sviluppo delle risorse umane […] e la lotta contro l’emarginazione.” ed all’Articolo 153 “Per conseguire gli obiettivi previsti all’articolo 151, l’Unione sostiene e completa l’azione degli Stati membri nei seguenti settori […] j) lotta contro l’esclusione sociale; k) modernizzazione dei regimi di protezione sociale, […].

Il tema sul quale si concentra il documento non riguarda, in generale, l’impatto in termini quantitativi dell’erogazione di servizi sociali essenziali, bensì la qualità ed il mantenimento degli standard nel medio termine delle prestazioni potenzialmente erogabili. Il recupero sulla situazione di disagio strutturale nella quale versano molti territori richiede un cambio di passo nella direzione dell’innovazione e dell’efficientamento delle prestazioni piuttosto che nel mantenimento dei livelli minimi di assistenza ma ogni sforzo orientato a migliorare le prestazioni necessita di investimenti allo stato difficilmente immaginabili.

Il Social Impact Investment consente di creare strutture finanziarie in grado assicurare la liquidità necessaria per promuovere gli investimenti ed il recupero di efficienza. Fermo restando la complessità dei flussi e delle le strutture contrattuali delle operazioni, si ritiene che questa nuova modalità di copertura finanziaria, debba essere sperimentata e promossa, proprio in quei territori laddove si scontano deficit strutturali tra domanda ed offerta di servizi sociali. La presenza di soggetti attuatori altamente qualificati ed in grado di assicurare le risposte operative necessarie (i cd. results) può essere considerata una condizione essenziale, ancorché non sufficiente, per immaginare architetture finanziarie innovative e stimolare nuove forme di crescita collettiva che partono dalle competenze tecnico/giuridiche necessarie per assistere il processo di costruzione di un’operazione e si completano con nuove modalità di erogazione e misurazione dei servizi prestati.

In considerazione dell’ampia produzione letteraria e della disponibilità di numerosi approfondimenti teorici sul tema, che solo in parte contribuiscono a facilitare verifiche di fattibilità preliminare ed a supportare decisioni di impiego di tali strumenti, la Fondazione WIDE ha inteso concentrarsi sulla produzione di informazioni utili a valutare l’immediata applicabilità in via sperimentare dei SII in particolare quelle aree caratterizzate da una crescente domanda di servizi, una scarsa capacità di qualificazione delle prestazioni, prevedibili progressive riduzioni di disponibilità finanziarie dedicate che rischiano di pregiudicare la sostenibilità di lungo periodo oltre che il rispetto di standard qualitativi minimi.