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La temperatura morale cambia, ma non sempre nello stesso segno

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L’attitudine di un territorio ad attrarre individui e gruppi di individui con un decifrato potenziale creativo, così come di configurare il capitale intellettuale endogeno, sono oggetto di diverse indagini, evidentemente complesse. I tentativi di misurazione[1] ex post della capacità attrattiva di un luogo hanno offerto nuovi spunti di valutazione, ma il concetto di temperatura morale come fertilizzante utile a focalizzare l’argomento, risale a molto tempo fa.

Hippolyte Adolphe Taine nel 1893[2] fu, infatti, uno dei primi ad indicare il clima morale che si respira in un luogo, come un fattore capace di influenzare le produzioni artistiche e culturali. Pur confermando il principio che un genio è un dono della natura, per cui la sua nascita è statisticamente imprevedibile, Taine getta le basi alla tesi di Herbert Simon[3],  per il quale la creatività è insita nella capacità di risolvere problemi e si sviluppa in modo diverso ed a seconda delle caratteristiche e delle velleità dei territori. Secondo Simon “Le azioni sono considerate creative quando producono qualcosa che sia originale, interessante o abbia valore sociale. Un elemento originale che sia interessante e di valore sociale rappresenta il fondamento della creatività”.

Ebbene per attrarre tali azioni occorre essere: preparati, esperti e coraggiosi.  Preparati perché solo coloro che hanno un background adeguato sono in grado di percepire i vantaggi di politiche orientate a stimolare la creatività e le innovazioni; esperti perché le conoscenze specifiche sono essenziali affinché gli output siano universali e si possano confrontare fuori dai confini nei quali vengono realizzati; coraggiosi in quanto chi decide di investire e di credere in un progetto lo fa nell’assoluta incertezza degli esiti, fidandosi solo di chi lo propone e dei processi di selezione e realizzazione adottati.

Seguendo il percorso tracciato da Simon si arriva ad una domanda chiave sulla quale la Fondazione WIDE ha avviato una ricerca permanente: può un territorio in ritardo di sviluppo investire nell’economia creativa? Come è possibile superare il limite di un ambiente che in apparenza si presenta impreparato ad accogliere iniziative in abito creativo? Il livello di preparazione di coloro che sono deputati (policy maker) alla stesura di una vera strategia e che devono provvedere alla valutazione di programmi è il primo momento di discriminazione delle città in fase di espansione.

Le principali ricerche sul tema della produzione ed attrazione del capitale umano hanno altresì dimostrato che le strategie top-down, ovvero calate dall’alto, non hanno grandi chance di successo. I motivi sono tanti, ma per fare passi avanti si ritiene utile soffermare l’attenzione su uno punto: la temperatura morale di un luogo, ovvero il clima propositivo di cui ha bisogno un territorio per meritarsi, innanzitutto, la fiducia di coloro che lo abitano ed aspirare a diventare appetibile per individui nati in altri contesti, è un fenomeno culturale e capillare che non può che partire dalla collettività stessa, essendo quest’ ultima beneficiaria finale di una possibile mutazione positiva.

A Napoli la temperatura morale, in alcune aree, è oggettivamente migliorata perché si sono create nuove condizioni, e perché la collettività, o una parte della collettività, non vedeva l’ora di poter partecipare ad una forma di rinascita silente ma visibile. Purtroppo la parte abbandonata da sempre, quella della quale scrive Saviano, è ancora gelida e forse sta peggiorando. Pare che i passi avanti fatti fino ad ora stiano distogliendo l’attenzione sul resto. Ritornando sulla discussione che ha animato il dibattito tra De Magistris e Saviano, si può dunque ritenere che avessero ragione entrambi, solo che avevano posto il termometro in luoghi diversi e pertanto ciascuno parlava per ciò di cui aveva contezza.

 

[1] Filippelli Nerea. La creatività come leva per lo sviluppo del territorio.Serie Economia e Istituzioni. Liuc Papers 217, Giugno 2008

[2]Hippolyte Adolphe Taine. La produzione dell’opera d’arte.  Filosofia dell’arte, 1893 pag.23

[3] Simon Herbert. How Managers Express their Creativity. Across The Board 23, Marzo 1986