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La nuova catena del valore creativo

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Poche settimane fa, dal 6 al 9 Giugno, si è tenuta a Cannes, in Francia, l’edizione 2017 del MIDEM, la fiera mondiale dell’industriale musicale che punta a riunire ogni anno i professionisti del settore, con un’ottica prevalentemente tecnica.

Tra le novità, sono stati presentati nuovi studi riguardanti la catena del valore in ambito creativo, che proseguono l’innovativa ricerca lanciata nel 2006 dalla KEA (compagnia di ricerca e consulenza per l’industria culturale e creativa, con base a Bruxelles). La ricerca prese impulso dalla considerazione che il mercato della musica fu tra i primi ad essere colpiti dall’avvento della digital revolution. Dato confermatosi anche negli anni seguenti se si considera, ad esempio, il crollo del 60% delle entrate provenienti dalla vendita di supporti fisici tra il 2000 e il 2015.

Questo drammatico calo ha portato alla modifica dei vari apporti e della struttura stessa della catena del valore dell’industria, e spinto al passaggio da un business model basato sulla proprietà (e legato essenzialmente alle vendite “fisiche”) ad uno basato sugli “accessi” (es. piattaforme di streaming): come pochi altri settori, quello musicale è riuscito a sfruttare consistentemente le possibilità offerte da questi nuovi paradigmi, con un’ottima monetizzazione. Tra i vari aspetti, lo studio si sofferma sull’importanza delle regolamentazioni (nazionali e soprattutto comunitarie) per tenere alta la competitività di un settore che, a livello europeo vale 4,4% del GDP e 8,3 milioni di posti di lavoro.