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Il cambio di segno

L’efficacia delle azioni di recupero dei differenziali tra i territori con capacità fiscale inferiore alla media nazionale sconta una serie di evidenti difficoltà. Per quanto riguarda l’assistenza sociale, occorre, pertanto, guardare all’evoluzione del fenomeno, andando oltre le esigenze contingenti. Si prenda ad esempio l’immigrazione. Le amministrazioni chiamate a farsi carico della gestione dei servizi di prima accoglienza e assistenza, possono pianificare diverse fasi ed attività successiva a quella emergenziale, valutando l’impiego di risorse finalizzate a favorire l’inserimento nel tessuto economico e sociale di coloro che hanno beneficiato delle prime prestazioni, dando un senso compiuto all’attività di integrazione e trasformando destinatari di servizi di supporto in contribuenti progressivamente sempre più significativi.

“Integrare gli immigrati non è solo un dovere morale o una questione di equità. Va fatto anche per ragioni di efficienza economica e lungimiranza politica.”

Centro Studi Confindustria “Immigrati da emergenza a opportunità”

Alla base della piramide del fabbisogno di servizi sociali ci sono individui con esigenze eterogenee, più o meno complesse, accomunate dalla condizione di impossibilità di farvi fronte per diverse motivazioni, tra le quali, l’assenza di capacità di spesa. Tale condizione che viene definita out of the market, ovvero esterna al circuito produttivo è identificabile con il saldo negativo tra il contributo alla finanza pubblica ed il prelievo (costo per servizi sociali) saldo che, tuttavia, in diversi casi non è né permanente tantomeno irreversibile. La piramide del fabbisogno di supporto può essere scalata anche da coloro che al momento non sono soggetti economici in grado contribuire alla crescita e dunque al gettito fiscale, quello stesso necessario per alimentare la spesa pubblica con la quale assicurare i servizi. Per ottenere il cambio segno, il SII offre non solo una metodologia sempre più sperimentata da applicazioni sempre più numerose a livello mondiale, ma soprattutto il supporto finanziario necessario per potenziare e qualificare la fase di integrazione, sotto diversi aspetti più complessa.

L’inversione di segno, ovvero operare affinché coloro che possono uscire da una situazione di fabbisogno sociale e diventare soggetti attivi della comunità socio-economica è un’opportunità per quelle regioni caratterizzate da disponibilità finanziarie carenti in quanto coloro che riescono ad integrarsi nel tessuto socio-economico locale contribuiscono, a loro volta, ad accrescere il potenziale di crescita dei territori che li hanno accolti.

Anche su questo aspetto, tuttavia, le disparità strutturali tra le varie regioni evidenziano la necessità di interventi dedicati ed innovativi. Le regioni con PIL pro-capite più elevato diventano i luoghi più ambiti per coloro che hanno capacità e volontà di integrarsi ed il fatto che dispongano di reti di inserimento più qualificate, oltre che di maggiori risorse finanziarie, determina una naturale riallocazione del capitale umano. Accade così, anche per fenomeni quali l’immigrazione, che si perpetui in temi e modalità diverse il brain drain con i territori più qualificati pronti ad accogliere risorse meritevoli ed i luoghi in ritardo ai quali restano le sole quote di domanda di servizi, senza coperture finanziare adeguate e private della possibilità di evolversi mediante il “cambio di segno” di cui sono capaci individui con un potenziale di crescita ed inserimento lavorativo.

Tale circostanza viene evidenziata al fine di attirare l’attenzione sull’opportunità offerta da questo nuovo strumento finanziario il cui potenziale, per i territori che patiscono le condizioni di contesto suddette, va oltre quanto rappresentato dai numerosi lavori sui SII, concentrati più sulla spiegazione delle modalità tecniche di funzionamento che sulla effettiva applicabilità pratica.

Lo strumento che, come vedremo, non è propriamente un’obbligazione – da qui la scelta di parlare di SII e non di SIB (Social Impact Bond)-, presenta diverse modalità di definizione e ben si presta a sperimentazioni anche su scala contenuta. L’impegno all’erogazione dei servizi essenziali, a prescindere dalla quantità della domanda, proprio per condizione di scarsità di risorse e l’andamento decrescente delle disponibilità per i soggetti chiamati ad assicurare le prestazioni, è un’azione non più sufficiente. Nel medio termine si rende infatti necessario porre in essere e stimare gli effetti di azioni finalizzate a far rientrare, per specifiche tipologie di servizi sociali, i beneficiari in to the market, trasformando un onere per le finanze pubbliche in opportunità.

Il riflesso dell’andamento economico generale dei territori sulle performance in termini di qualità della vita e di propulsione all’innovazione dei servizi sociali vede allargarsi il divario da quei luoghi che negli anni sono riusciti a creare le condizioni per un consolidamento delle prestazioni e quelli che, per un insieme di concause – indebitamento, basso gettito fiscale, riduzione della spesa pubblica- si trovano di fronte ad un lento, ma sistematico decadimento della qualità delle prestazioni.

Lo strumento finanziario presenta una molteplicità di vantaggi, alcuni immediati altri strutturali che li rendono particolarmente rispondenti ad una ipotesi di sperimentazione in un territorio Convergenza.

Tra questi, si evidenziano:

(1)    Trasferimento del rischio

La rispondenza delle prestazioni sposta il rischio sugli investitori, posticipa il fattore premiante rendendo le operazioni in teoria più onerose, a causa della previsione di una remunerazione finanziaria dell’investimento, dall’altro consente l’introduzione di metriche più semplici e controllabili che obbligano i soggetti attuatori ad innalzare la qualità dei modelli gestionali nel loro insieme, adottando fattori produttivi non più funzionali alle prestazioni ma ai risultati.

(2)    Anticipazioni finanziarie

In settori caratterizzati da tempi di pagamento lunghi è di per sé un fattore premiante che incide immediatamente sulla qualità delle prestazioni, anche a fattori produttivi costanti. I cicli finanziari correlati ad un vasto numero di prestazioni sociali in ambiti quali: l’assistenza sanitaria, l’assistenza ai minori, il supporto agli immigrati scontano in ritardi cronici che si riflettono su tutta la filiera di erogazione dei servizi. La disponibilità di fondi, in tempi certi consente una immediata qualificazione dei servizi ed un ripensamento degli acquisti dei fattori produttivi con l’ottenimento di indubbie economie.

(3)    Trasparenza dei risultati

Risolve la trasparenza delle procedure, consentendo di premiare la “qualità” delle prestazioni e di consolidare posizioni competitive sulla base dei risultati ottenuti “field” e non dei requisiti soggettivi “desk”. Fermo restando le modalità di affidamento dei servizi pubblici, l’introduzione dei SIB consente di iniziare un percorso di valutazione di merito e della qualità delle prestazioni sul modello dei rating che per loro natura si compongono di parametri quantitativi e qualitativi, con gli indicatori di impatti che possono divenire degli elementi oggettivi di valutazione non solo delle singole prestazioni ma della capacità competitiva del soggetto erogatore nel suo insieme.