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Dove impatta l’economia creativa, un nuovo framework per l’analisi generale

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Tra i modelli di analisi dell’impatto globale dell’economia creativa quello maggiormente condiviso si ritiene sia quello prodotto da KEA[1] basato sull’individuazione di tre momenti essenziali: Lateral Thinking, Capacità Tecniche ed Artistiche ed Ambiente Conduttivo.

La sovrapposizione dei tre momenti, definisce un’area nella quale, il potenziale della creatività basata sulla cultura, si esprime al meglio.

L’aspetto del modello KEA, che ha approfondito WIDE, non è la configurazione della parte alta, ovvero laddove si identifica la generazione di creatività basata sulla cultura, ma la formazione dell’ambiente definito conduttivo e degli effetti ad esso riconducibili.

L’ambiente conduttivo/creativo può essere infatti considerato il risultato di una serie di interventi di carattere strutturale e capillare che, intervenendo sul sistema generale, sugli operatori/attori rientranti a vario titolo nel processo di crescita e soprattutto dando vigore a quelle iniziative capaci di tracciare il segno del cambiamento, promuovono una nuova spinta collettiva verso la creazione di tale ambiente. Per facilitare la diffusione di iniziative meritevoli, la filiera deve dotarsi di strumenti che consentano l’emersione del merito e creare le condizioni per una equilibrata selezione competitiva tra operatori.

Invertendo il ragionamento input/output del modello KEA, si ottiene che una parte dei risultati attesi dall’ambiente conduttivo sono già presenti in alcuni territori (come quelli Convergenza), sebbene non risultano messi a sistema ed operano in modo né coordinato né finalizzato. In molte città in ritardo sullo sviluppo, i risultati ottenuti per le performance di grande rilievo, mancando un sistema di tracciatura dei risultati e capitalizzazione delle lezioni apprese, vengono attribuiti a fattori casuali e non consentono la stratificazione di operatori oggettivamente meritevoli.

La scarsa disponibilità di strumenti di valutazione degli impatti e di misurazione può essere considerata una delle cause dello scarso peso sull’ambiente attribuito a tali risultati, di cui non se ne capitalizza il valore poiché non vengono letti come frutto di programmazioni ben riuscite e pertanto formalmente deliberati ma incidentali, annullando la formazione di vantaggi competitivi in capo a quegli operatori che si siano distinti per performance ottenute sul campo.

I requisiti dell’ambiente conduttivo individuati da Kea sono: affezione, spontaneità, intuito, immaginazione ed estetica, quest’ ultima ritenuta materia prima preziosa per la creazione di valore economico, ma soprattutto sociale. Tale approccio è confermato dall’impostazione voluta dalla Comunità Europea che pone in ogni caso il focus sull’apprezzamento del potenziale dell’industria creativa e sul contributo alla crescita per il PIL. Il reddito resta quindi driver centrale nella programmazione degli interventi in ambito creativo, a prescindere da quanto riportato nel Libro Verde sulle industrie culturali e creative[2]. Le ricerche effettuate sul tema allargano di molto l’orizzonte delle finalità connesse e dell’indotto generato dall’economia creativa, riconosciuta come leva per la crescita economica ma anche come fattore abilitante di nuove opportunità di miglioramento della qualità della vita e generatore di benefici collettivi e di rilevanza sociale.

Per definire l’area di interesse in termini di ambiti nel quale si inserisce la proposta, si parte dal PIL quale indicatore riferimento ma si amplia l’universo di riferimento alle conclusioni del gruppo di Beyond GDP[3] ed alle considerazioni sulla personalità della componente sociale.

Atteso che la dimensione sociale è uno dei pilastri che contribuisce alla correzione ed alla revisione del PIL ed è proprio in quell’ambito che si ritiene vada concentrata l’attenzione, appare opportuno supportare il processo non solo di pianificazione, ma anche di programmazione, includendo target più rispondenti alle effettive dinamiche socio economiche in corso ed in particolare alle evoluzioni inerziali delle aree Convergenza. Il modello di business proposto contribuisce in entrambe le fasi del processo di qualificazione.

[1] Lo studio risale al 2006, quando fu istituito un consorzio composto da KEA, Media Group e MKW WirtschaftsforschungGmbH (MKW Ricerca economica srl ) La Media Group faceva parte della Turku, Scuola di Amministrazione Economica e Commerciale in Finlandia, specializzata in affari ed economia dei media. Media Group ha contribuito alla definizione della metodologia da adottare per la valutazione economica dei settori analizzati. Media Group ha elaborato i dati reperiti da Eurostat e dalla banca dati AMADEUS; riguardanti 30 paesi europei e confrontando tali dati con settori industriali diversi da quelli legati alla cultura ed alla creatività. MKW ha determinato la metodologia di valutazione dell’impatto sul lavoro del settore culturale e creativo, raccogliendo i dati sull’impiego e fornendo elementi di analisi riguardanti l’impatto sul turismo, l’impiego e l’istruzione.

[2] Commissione Europea – Libro Verde “Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare”.

 

[3] http://www.beyond-gdp.eu/